Ventimiglia, giugno 2015, una delle più gravi negazioni dei diritti umani che l’Italia abbia mai attuato dalla crisi dei flussi migratori degli ultimi anni.

500 esseri umani tra Eritrei, Siriani, Senegalesi e Somali si sono trovati le porte francesi di Menton, cittadina sulla costa appena dopo Ventimiglia, bloccate. In tutta risposta si sono organizzati per un presidio semi-permanente sugli scogli a pochi metri dalla ex dogana che divideva l’Italia dalla Francia prima dell’Unione Europea.

500 persone, tra cui ovviamente donne e bambini, costretti a vivere e dormire su pietre in riva al mare, davanti agli sguardi semi indifferenti delle famiglie intente a raggiungere la Costa Azzurra per un week end a base di sole, mare e shopping. I Francesi li chiamano “Les Crabes”, granchi. In risposta si sente un urlo corale “WE DON’T GOING BACK”

In questo presidio si sono organizzate associazioni, centri sociali, volontari francesi e italiani, si fanno attività ricreative, i profughi cercano di imparare l’Italiano e il Francese e la sera le associazioni arabe della zona vengono per fornire pasti e chiudere la giornata in preghiera, tutti assieme, in tempo di Ramadan.

Questo è il racconto dei dieci giorni passati con loro nel presidio.